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La Depressione

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ilpassodiulisse 22/mar/04 15:03

La Depressione
 



Depressione
Abbatimento, avvilimento, accompagnato da uno stato d'ansia e di angoscia.
(DeAgostini)
FioriDiCieloIlWebmasterInforma domenica 24 agosto 2003 - 7.49.14
Curare le cause
In genere la depressione è, infatti, radicata nell’infanzia, in una atmosfera di sfiducia verso di sé. La persona depressa è stata un bambino che non ha creduto nella forza dei desideri; è stato l’ambiente familiare che non lo ha sostenuto e incoraggiato.


Si tratta di bambini che hanno vissuto in una sorta di deserto di passioni, abbandonati quando studiavano o quando esercitavano qualche altra attività in cui l’apprezzamento dei genitori è fondamentale. In questi casi, dunque, la cura deve toccare l’infanzia e cercare di sollevare un velo che nasconde tutto quel mondo di passioni e di vissuti negati fino a quel momento.


E’ per questa ragione che la persona deve attraversare, come in un viaggio, i sentimenti che lo legano e lo hanno legato, nella sua vita, alle figure importanti della propria famiglia, in primo luogo il padre e la madre.

FioriDiCieloIlWebmasterInforma domenica 24 agosto 2003 - 7.56.52

Significato

Depressione
Abbatimento, avvilimento, accompagnato da uno stato d'ansia e di angoscia.
(DeAgostini)

FioriDiCieloIlWebmasterInforma martedì 26 agosto 2003 - 14.28.06

Quando finisci la notte?
- 11 Abr 03

Un rabbì era solito domandare al suo discepolo:
"Quand'è che termina la notte e inizia il giorno?".
Il discepolo dava diverse risposte, mai però soddisfacenti. Alla fine, scoraggiato, si rimise al maestro per la risposta.
E il rabbì gli disse:
"Quando tu vedi sul volto di un altro il volto di tuo fratello, è allora che termina la notte e inizia il giorno"


Bisognarebbe guardarci più spesso negli occhi, fermarci e ascoltare prima di reagire; impedire che il buio della paura o del furore ci ottenebri il cuore e la mente.

Il mondo perde un po' della sua notte e acquista maggiormente la luce del sole, ogni volta che le persone riescono ad accettarsi l'un l'altro, coi coloro splendori e le loro miserie.


E questo è possibile solo se ci si incontra e ci si guarda in profondità nell'anima.
Grazie Simone.



FioriDiCieloIlWebmasterInforma martedì 26 agosto 2003 - 14.29.37

A riempire il cuore di un uomo: bisogna credere e vedere SISIFO felice!
A riempire il cuore di un uomo: bisogna credere e vedere SISIFO felice! - 14 Mar 03

Il mito di SISIFO A. Camus


SISIFO e' il mito dell'uomo laico, e' l'erore assurdo, condannato dagli DEI a far rotolare senza posa un macigno sino alla cima di una montagna e a vederlo poi rotolare di nuovo verso le pendici senza speranza.

Ma il suo tormento e' anche la sua passione per la vita che non conosce rinunce. Tutta la silenziosa gioia di SISIFO sta in questo: il destino gli appartiene, "il macigno e' cosa sua"

SISIFO insegna la fedeltà superiore al proprio destino così che solleva imacigni e ripete il proprio sforzo senza tregua, senza ricorrere agli dei. Egli ritiene che tutto sia bene" quasi a dire che felicità e assurdo sono figli della stessa terra e sono inseparabili.
Questo universo non gli appare ne' sterile ne' futile, ogni granello di quella pietra, denso di notte e' parte di un mondo necessario" e la lotta verso la cima della montagna basta a riempire il cuore di un uomo:

bisogna credere e vedere SISIFO felice...

Con tanti auguri Giluliana Natale 2002
FioriDiCieloIlWebmasterInforma martedì 26 agosto 2003 - 14.31.14

Depressione-Erich Fromm
- 05 Ago 03


La nostra è una società composta da individui notoriamente infelici: isolati, ansiosi, in preda a stati depressivi e a impulsi distruttivi, incapaci di indipendenza, in una parola esseri umani ben lieti di poter ammazzare il tempo che con tanto accanimento cercano di risparmiare.

Stando a Spinoza, attività, ragione, libertà, benessere, gioia e autoperfezione sono inseparabilmente connesse, così come lo sono la passività, l'irrazionalità, il servaggio, la tristezza, l'impotenza e le aspirazioni contrarie alla natura umana.
Nella misura in cui realizziamo una crescita ottimale, siamo non soltanto liberi (sia pure relativamente), forti, ragionevoli e lieti, ma anche mentalmente sani; nella misura in cui non riusciamo a raggiungere quest'objettivo, siamo non liberi, deboli, irragionevoli e in preda alla depressione.
Che io sappia, Spinoza è stato il primo pensatore moderno a formulare il postulato che la salute e la malattia mentale sono il risultato rispettivamente di una maniera giusta o errata di vivere.
Agli occhi di Spinoza la sanità mentale è, in ultima analisi, una manifestazione del vivere bene; l'insania, un sintomo del fallimento del tentativo di vivere secondo i requisiti dell'umana natura.
"Ma se la persona c u p i d a pensa soltanto a denaro e possessi, l'ambiziosa soltanto alla fama, non lì si ritiene insani, ma semplicemente fastidiosi; e per lo più li si fa oggetto di disprezzo. In effetti, però, cupidigia, ambizione e simili sono forme di insania, benché di solito non si pensi a esse come a "malattie" ".

Con quest'affermazione, Spinoza viene a definire patologiche le passioni che non corrispondono ai bisogni della natura umana, spingendosi anzi al punto di dichiararle una forma di follia.

Un numero sempre maggiore di persone avverte la malaise du sièecle: sono conscie del proprio stato di depressione e se ne risentono nonostante tutti gli sforzi intesi a far sì che non se ne rendano conto. Costoro avvertono chiaramente l'infelicità della loro condizione di isolamento e quanto vuoto ci sia nel loro"stare insieme"; sono consapevoli della loro esistenze. Molti lo comprendono appieno, altri lo intuiscono confusamente, ma anche questi ultimi ne acquistano consapevolezza quando qualcun altro se ne fa interprete in loro nome.


A mio giudizio, il carattere umano può mutare a patto che sussistano le seguenti condizioni:
1. Che si sia consapevoli dello stato di sofferenza in cui versiamo.
2. Che si riconosca l'origine del nostro malessere.
3. Che se ammetta che esiste un modo per superare il malessere stesso.
4. Che si accetti l'idea che, per superare il nostro malessere, si divono far certe norme di vita e mutare il modo di vivere attuale.



Disponibilità a rinunciare a tutte le forme di avere, per essere senza residui.

Sicurezza, sentimento di identità e fiducia fondate sulla fede in ciò che si è, nel proprio bisogno di rapporti, interessi, amore, solidarietà con il mondo circostante, anziché sul proprio desiderio di avere, di possedere, di controllare il mondo, divenendo così schiavo dei propri possessi.

Accettazione del fatto che nessuno e nulla al di fuori di noi può dare significato alla nostra vita, ma che questa indipendenza e distacco radicali dalle cose possono divenire la condizione della piena attività volta alla compartecipazione e all'interesse per gli altri.

Essere davvero presenti nel luogo in cui ci si trova.

La gioia che proviene dal dare e condividere, non già dall'accumulare e sfruttare.

Amore e rispetto per la vita in tutte le sue manifestazioni, con la consapevolezza che non le cose, il potere e tutto ciò che è morto, bensì la vita e tutto quanto pertine alla sua crescita hanno carattere sacro.

Tentare di ridurre, nei limiti del possibile, brama di possesso, odio e illusioni.

Vivere senza adorare idoli e senza illusioni, perchè si è raggiunta una condizione tale da non richiedere illusioni.

Sviluppo della propria capacità di amare, oltre che della propria capacità di pensare in maniera critica, senza abbandonarsi a sentimentalismi.

Capacità di rinunciare al proprio narcisismo e di accettare le tragiche limitazioni implicite nell'esistenza della realtà di fatto.

Rendersi inoltre conto che una crescita non è sana se non avviene nell'ambito di una determinata struttura, ma in pari tempo riconoscere le differenze tra la struttura intesa quale un attributo della vita, e l' "ordine" inteso quale un attributo dalla non vita, di ciò che è morto.

Sviluppare la propria fantasia, non quale una fuga da circostanze intollerabili, bensi quale un'anticipazione di possibilità concrete, quale un mezzo per superare circostanze intolerabili.

Non ingannare gli altri, ma non lasciarsene neppure ingannare; si può accettare di essere definiti innocenti, non ingenui.

Conoscere se stessi, intendendo con questo non soltanto il sé di cui ha nozione, ma anche il sé che si ignora, benchè si abbia una vaga intuizione di ciò che non si conosce.

Avvertire la propria unicità con ogni forma di vita, e quindi rinunciare al proposito di conquistare la natura, di sottometterla, sfruttarla, violentarla, distruggerla, tentando invece di capirla e di collaborare con essa.

Far propria una libertà che non sia arbitrarietà, ma equivalga alla possibilità di essere se stessi, intendendo con questo non già un coacervo di desideri e brame di possesso, bensì una strutura dal delicato equilibrio che a ogni istante si trova di fronte alla scelta tra crescita o declino, vita o morte.

Rendersi conto che il male e la distruttività sono conseguenze necessarie del fallimento del proposito di crescere.

Rendersi conto che solo pochi individui hanno raggiunto la perfezione per quanto attiene a tutte queste qualità, rinunciando d'altro canto all'ambizione di riuscire a propria volta a "raggiungere l'objettivo", con la consapevolezza che un'ambizione del genere non è che un'altra forma di bramosia, un'altra versione dell'avere.

Trovare felicità nel processo di una continua, vivente crescita, quale che sia il punto massimo che il destino permette a ciascuno di raggiungere, dal momento che vivere nella maniera più piena possibile al singolo, è fonte di tale soddisfazione, che la preoccupazione per ciò che si potrebbe o non si può raggiungere ha scarse probalità di rendersi avvertita.



Essere sgnifica rinnovarsi, crescere, espandersi, amare, trascendere il carcere del proprio io isolato, provare interesse, "prestare attenzione", dare.

Erich Fromm (Francoforte 1900 - Locarno 1980) ha studiato alle Università di Heilderberg e di Monaco e all'Istituto di Psicoanalisi di Berlino. Emigrato negli Stati Uniti nel 1934, è considerato uno dei grandi maestri del pensiero moderno.
FioriDiCieloIlWebmasterInforma martedì 26 agosto 2003 - 14.33.29



La Depressione


Depressione
Abbatimento, avvilimento, accompagnato da uno stato d'ansia e di angoscia.
(DeAgostini)
FioriDiCieloIlWebmasterInforma domenica 24 agosto 2003 - 7.49.14
Scende l'umore sale la pressione
- 08 Ago 03

Ipertensione e depressione possono andare a braccetto. Se in passato alcuni studi scientifici avevano già indicato come chei soffra di "male oscuro" possa essere considerato più a rischio di sviluppare anche ipertensione, ora una ricerca americana sembra suggerire di cercare sempre eventuali segni di depressione in chi a la pressione alta.

Lo studio, condotto in Messico, ha riscontrato che tra gli ipertesi che non controllano bene la pressione, la depressione è molto più frequente della norma. Questo perché un hiperteso, anche affetto da una forma lieve di depressione può avere la tendenza a non occuparsi di sé e, quindi, a trascurare la propria terapia antidepressiva
FioriDiCieloIlWebmasterInforma martedì 26 agosto 2003 - 14.34.29

Sconvolgente scoperta sull'origine della depressione di un gruppo di ricercatori e scienziati americani
Sconvolgente scoperta sull'origine della depressione di un gruppo di ricercatori e scienziati americani - [arquitectobellucci] - leído:4 - 12 Ago 03

...hanno individuato la causa che scatena le crisi maniaco-depressive, caratteristiche di una forma molto diffusa di depressione che viene chiamata "disturbo bipolare": se tratta di un'anomalia ereditaria che innesca le crisi, di cui è responsabile un minuscolo gene inserito nel cromosoma 22.

Per disturbo bipolare si intende que male di vivere che si presenta alternado momenti di euforia e di attività maniacale ad altri di tristezza intensa, che svuota dalla voglia di vivere e lascia nella più desolata delle prostrazioni: ai primi si associa un'attività intensa e apparentemente priva di fatica, a cui fanno seguiti i secondi, in cui ogni attività quotidiana sembra un compimento imposibile da portare a termine.

Questo genere di disturbo è sempre stato, nella storia, associato al genio e alla grandezza di alcuni tra gli uomini più noti della storia, della politica, dello spettacolo e dell'arte. Per fare qualche nome è stato assodato che ne soffrivano Charles Dickens, Edgar Allan Poe, Ernesto Hemingway ( che morì suicida proprio a seguito di un attaco depressivo), Winston Churchill, Teodore Roosevelt, Abramo Lincoln; Vincent Van Gogh, Gioacchino Rossini, Vittorio Gasman attore che non fece mai mistero di soffrire di crisi depressive.

Ma perchè questo male va a colpire proprio chi, secondo l'opinione della gente comun




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